Avventura gravel sull’Appennino Ligure

Il panorama dai Piani di Praglia. Giusta ricompensa alla fine della avventura gravel sull'Appennino .Ligure
Il panorama dalla Colla di Praglia. In fondo si intravvede il mare.

Non è un giro gravel. È un’avventura. Un’avventura gravel sull’Appennino Ligure. Tracce nel bosco che si perdono nel nulla. Diversi tratti non pedalabili. Altri pedalabili, ma con pendenze oltre il 20%.
Nel post che segue ve la racconto, ma vi invito a non provare a ripeterla.

La Colla di Pra’

La salita della Colla di Pra’ è quasi sconosciuta, poco praticata dai ciclisti genovesi. Confesso che, in 35 anni di pedalate, è la prima volta che la affronto.
In soli 4 chilometri riesce a farti saltare il cuore in gola. Una volta superate le serre del basilico, si inerpica dritta davanti al mare, risalendo in gran parte il corso del torrente Branega.
Stamattina c’è la tramontana che ci soffia in fronte. Non ci sarebbe bisogno di questo ulteriore, freddo, disincentivo, ma fortunatamente il vento cessa, non appena si prende quota.
Sorprende piacevolmente la campagna ben curata. Spesso queste strette e corte valli cittadine hanno purtroppo l’aspetto trasandato dell’abbandono e dell’incuria. Qua, invece, l’aria è quella di una campagna abitata, umile, ordinata, amata e terribilmente faticosa.
A circa metà della salita, la strada cessa di essere una strada. Diventa una striscia di asfalto sopra il metanodotto. Risultato: pendenze oltre il 20%. Il cuore sbatte e, con un filo di voce, mi dice: ” O fai presto o la smetti!”. Mi fermo, due volte. Riprendo a pedalare non appena i battiti si normalizzano ed il fiato smette di fare rumore. In cima mi godo lo spettacolo del mare dai 320 metri del valico.

Le Giutte

Dalla Colla di Pra’ scendiamo all’Acquasanta, località dell’entroterra genovese un po’ appartata, che ospita un grande e storico Santuario mariano, le Terme di Genova ed il ristorante “Dria” dell’amico Enrico che, con la sua caratteristica cortesia, ci offre un gradito caffè.
La salita che porta alle Giutte è una valida alternativa alla statale per arrivare al Passo del Turchino. Più varia, più panoramica (bellissima la vista su Punta Martin), meno trafficata. Non è mai troppo impegnativa, ma in quanto alternativa è la giusta propedeutica all’avventura gravel sull’Appennino Ligure che comincerà a prendere corpo, una volta imboccata l’Alta Via dei Monti Liguri.
Intanto Michele, “il Cartografo”, l’ideatore di questa traccia, ha deciso, causa lo scarso allenamento, di rientrare dal Passo del Turchino verso la città, proseguendo sull’asfalto. Mi ha lasciato solo a verificare la parte incognita del percorso…

Avventura gravel sull’Appennino Ligure: AVML e discesa

Sul valico dopo le Giutte, si abbandona l’asfalto, curvando ad angolo retto sulla destra. Percorro il tratto dell’Alta Via che corre sotto il Monte Turchino solo per un chilometro e mezzo. È una strada ampia con fondo in pietra che emerge sotto il fogliame, con livello di sconnessione variabile. Le foglie bagnate, il fango, le pietre viscide sono un ottimo test per la Maxxis Rambler appena montata al posteriore.
Finalmente, dopo quasi 30 chilometri, comincia la seconda discesa. L’altimetria segnala una perdita di quota brusca. Dovrebbe essere il Trail Antidoto, disegnato per le mountain bike, quindi sicuramente poco adatto ad una scalpitante bicicletta gravel. Il problema non sono le tante pietre, ma la manutenzione veramente scarsa. Le foglie hanno invaso il sentiero, percepibile solo a brevi tratti. Improvviso una discesa, nel bosco bello fitto, mezza a piede sganciato (tipo ciclocross) e mezza a piedi. Ad un certo punto, esito. Nessun segno visibile di percorso. Nessuna freccia. Il gps è bloccato. Mi si rompono gli occhiali mentre li indosso, cercando di guardare con più attenzione la traccia sul cellulare. Bisogna risalire e non me lo aspetto. Mi guardo ancora intorno, ma non c’è nessuna parvenza di single track. Mi gioco la carta di raggiungere il gruppo di case che ho intravisto scendendo. Scegliendo questa direzione, ritrovo la traccia sul gps.
Arrivo alle case di Via Valle Stura a Masone. Chiedo conferma sulla direzione, convinto di dover raggiungere Pratorondanino (così mi aveva detto “il Cartografo”). La via migliore è a sinistra. Il mio gps mi indica a destra. Qualcosa non torna. Scelgo di seguire la traccia. Non arriverò mai a Pratorondanino.

La salita ai Piani di Praglia

L’avventura gravel sull’Appennino Ligure sta per assumere i suoi toni più autentici.
Percorro qualche centinaio di metri su uno sterrato scassato e ripido e mi ritrovo sull’asfalto.
La traccia mi dice di prendere il tornante che sale deciso verso destra. Per andare a Pratorondanino dovrei scendere, in base alle indicazioni ricevute, per poi imboccare la strada giusta (che io ricordo sterrata, ma che invece probabilmente adesso è interamente asfaltata). In sostanza, sto compiendo un giro inutile. Così si spiega la perplessità della mia scelta, espressa dalle persone interpellate poco prima.
Do ancora fiducia al “Cartografo”, seguo la traccia su Komoot e salgo.
La strada prende quota dolcemente su asfalto per un chilometro. Arrivato nei pressi dell’Azienda Agricola “I Piani”, visto il sentiero pietroso che mi aspetterebbe all’interno di un tornante, decido di tagliare attraverso l’azienda ed eventualmente chiedere informazioni.
È risaputo che i cani non hanno grande simpatia per i ciclisti. Quelli abituati alla vita in campagna, ancora meno. Un nugolo di cani di varia taglia non ha intenzione di farmi attraversare il suo territorio. Il computer della bici non registra i picchi del numero di pedalate al minuto, ma quasi sicuramente ho toccato un record personale, mentre seguivo il consiglio del cane bianco e nero che mi suggeriva di uscire.

La strada militare ovvero il ruscello in secca

Dopo le prime pedalate sull’accidentato sentiero, incontro una coppia di ragazzi. Chiedo loro dove si incontra l’asfalto. “Non si arriva all’asfalto, in questa direzione”. Prima o poi arriverò in Praglia. Nonostante il loro pessimismo, questa certezza non riescono a scalfirmela.
Si tratta solo di capire se il sentiero, che sto percorrendo a fatica, sia vagamente pedalabile oppure no. Vado avanti. Dopo alcuni minuti incontro un’altra coppia, più esperta. Mi aiutano ad orientarmi. Finalmente capisco dove arriverà questo sentiero e cosa mi aspetta.
L’esperienza su questo genere di percorsi mi ha insegnato che è sempre meglio pedalare piuttosto che camminare. Ma ad un certo punto mi devo arrendere. Il tracciato diventa sempre più un ruscello impetuoso in secca. Talvolta neppure in secca.
Ho affrontato diverse ore di portage durante il Tour del Monte Bianco, non mi faccio certo spaventare dalla prospettiva di tre quarti d’ora di bicicletta sulla schiena. Ogni tanto si alternano brevi tratti pedalabili, in piano, poche pietre, tante pozzanghere.

Avventura gravel sull’Appennino Ligure: i Piani di Praglia

Arrivo sulla strada asfaltata, mangio una barretta e mentre pedalo ammiro il paesaggio. I Piani di Praglia sono sempre un luogo privilegiato per abbandonarsi all’orizzonte e lasciare spaziare lo sguardo dal mare alla catena appenninica. È di fronte a questi panorami che hai la conferma: impossibile (ed inutile) scegliere tra mare e monti.
Ora il rientro è facile: tutta discesa e pedalate veloci. A causa degli imprevisti sono di parecchio in ritardo sulla tabella di marcia, ma questa avventura gravel sull’Appennino Ligure è valsa la pena di un po’ più di fame da saziare una volta a casa.


Download file: Avventura_Gravel_sull_Appennino.gpx

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